Testimonianza di Letizia Costanzo

Forse ti chiamavi Mohamed, ma ti facevi chiamare zio Vincenzo. ti abbiamo conosciuto con questo nome, sotto i portici di Corso Sicilia a Catania, durante uno dei tanti lunedì di servizio prestati con l'Unità di Strada. Gracilino e barcollante, ma sempre col sorriso sulle labbra e malgrado tutto, fiducioso in quel Dio universale che ci accomuna tutti. quando ti trovavamo sveglio, era festa e ti permettevi pure di mostrarci passi di danza. ma spesso alle 21:00 già dormivi. e noi ci permettevamo di svegliarti lo stesso, per farti consumare 1, 2, 3 bicchieri di thè bollente per riscaldarti, nelle notti fredde d'inverno. (sempre con molta delicatezza, per evitare di farti spaventare. in fondo a Catania si corre il rischio di essere assaltati e picchiati durante la notte, pur non avendo nulla e pur liberando le vetrine dei negozi, dove si trascorre la notte, nelle prime ore del mattino). Ma quel thè caldo era ed è l'unica fonte di riscaldamento nelle notti gelide per tutti fratelli senzatetto. e per noi, era prioritario fartelo gustare caldo e ben zuccherato. così come piaceva a te. a parte quello, custodivi gelosa la coperta, tanto cara a tutti amici senzatetto, che permette.forse. di superare le notti gelide. e anche quella rischia di essere rubata o gettata via, se non custodita bene.
È vero. quando ci si avvicina a un senzatetto, la puzza di sporco e alcool è evidente, ma noi abbiamo imparato a conviverci perché le relazioni si costruiscono e si vivono da vicino. ogni relazione a sé stante e unica, modellata sulla base della persona che ci si trova davanti. relazioni non sempre facili da costruire perché la fiducia è cosa seria anche per loro. in un mondo peraltro, dove i senzatetto sono 'invisibili', è più che lecito!!!!
Infatti a noi non bastava lasciare il pasto e il thè e scappare via per completare in tempi celeri il turno. si finiva sempre in tarda notte. l'1:00, le 2:00, perché in ogni angolo della città: portici, aeroporto, sale d'attesa degli ospedali, nei sottoscala, nelle aiuole in compagnia di topi, nelle panchine sotto la pioggia, ogni persona che si incontrava aveva bisogno di parlare, esprimersi e sentire la vicinanza autentica di qualche amico..
Molti questa vita la scelgono, altri si offendono pure se li chiami clochards, molti si ci ritrovano e non vengono nemmeno aiutati dalle politiche locali, molti cambiano idea dopo anni e anni...
A molti potrai tendere la mano, ma non cambieranno mai stile di vita... ognuno di loro ha una storia unica e un modo di vivere assolutamente personale...
Io ho imparato a non giudicare, ma a conoscere....
Io andavo all'università.. E mentre lì proponevano i concetti di empatia, ascolto attivo, relazione autentica. con l'Unità di Strada e altre forme di volontariato, io già avevo imparato a viverli significativamente.
Ciao zio Vincè.. Un giorno berremo insieme di nuovo un bel tazzone di thè bollente...
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